Una stanza tutta per me

giovedì, 19 novembre 2009
Scritto da Jelinek alle 12:03

Sono giorni che vado a letto non prima delle 2, anche 3.
Non per problemi d'insonnia, ma perché mi capita di fare delle cose, per esempio ieri sera c'era il film di Ozpetek Un giorno perfetto che volevo vedere (per fortuna avevo accuratamente evitato di vederlo al cinema), tralascio di dire quanto mi ha fatto annoiare, ma è noto quanto io creda che questo regista, dopo un esordio che mi era anche piaciucchiato, sia scaduto nella maniera e nel luogo comune.

C'era anche un problema non secondario che mi ha tenuto sveglia: ho mangiato una clementina intorno alla mezzanotte e, come ripete tipo mantra mio padre: gli agrumi al mattino sono oro,  al pomeriggio argento, alla sera bronzo, immagino che la notte siano ferro, visto e considerato  il modo in cui  quella piccola e dolce clementina ha attaccato il mio stomaco semivuoto a quell'ora...

Comunque resta il fatto che andando a dormire così tardi mi sveglio altrettanto tardi (almeno dopo le 9, diciamo anche 10- 10,30) (altra doverosa parentesi, altrimenti i miei orari sembrano inspiegabili,  ho preso qualche giorno di ferie, oggi finiscono sigh, ed io mi sono dedicata per tutto il tempo al francazzismo!).

Questa mattina, mentre sonnecchiavo nelle mie lenzuola rosa a fiori verdi, avvinghiata all'uomo che non deve chiedere mai, sono stata svegliata da una voce:

 è arrivato l'arrotino...


solo che poi non proseguiva con la storia dell'arrrotare coltelli, forbici, forbicine, forbici da seta, coltelli da prosciutto. E non prometteva neanche di riparare cucine a gassI  - che se la nostra cucina fa fumo lui toglie il fumo dalla nostra cucina et cetera.

No, questo qui era un arrotino dalla voce quasi sensuale, niente a che vedere con lo sguaiato e nasale arrotino da tutti conosciuto (e MAI visto, sempre e solo sentito).
E la sua frase era semplice, diretta, non millantava né prometteva nulla di meraviglioso, solo di avere pezzi di ricambio per cucine a gas.
E... e... e basta!
Ma dov'è finisto l'arrotino vero?

Io già ho sempre dubitato del fatto che a tale voce corrispondesse una persona vera, fisicamente tangibile, e visibile, che facesse qualcosa di concreto, che qualcuno se ne avvalesse, ma adesso mi togliete anche la voce e le sue promesse.
Qualcosa nel mondo sta cambiando.


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martedì, 17 novembre 2009
Scritto da Jelinek alle 11:07

Ho l'impressione, ultimamente, di pensare solo a cosa frivole o, meglio ancora, di concentrarmi sulle cose nella loro mera materialità.

Questa mattina mi sono svegliata con l'idea e il bisogno di comprare un rossetto, e adesso sono in rete che cerco quale colore si adatti meglio ad una rossa come me.

 

Domenica scorsa sono andata in gelateria a comprare una confezione di gelato da regalare a chi ci ospitava per pranzo.

Ero appena uscita di casa e mi ero acconciata un tantino più del solito ( si intende semplicemente giro di rimmel, filo di rossetto e capelli decenti)...

La gelateria di cui sopra è gestita da personale esclusivamente maschile ed è elegantissima (oltre che carissima, ma ne vale la pena, mi si creda che son disposta a pagare un loro cono gelato quanto una pizza).

Beh, dicevo che il tipo alla cassa -che, per la cronaca, mi vede da almeno 7 anni frequentare la gelateria e anche, anzi SOPRATTUTTO, l'edicola accanto- mi ha guardato con uno sguardo stupito, e mi ha salutato proprio in quel modo che vedi nei film quando la cessa di turno viene aggiustata e non è più tanto cessa.

Il bello è che, in tutto questo, l'unico a non essersi accorto di nulla è stata il mio lui.

 

Ora vediamo però di andare a parare da qualche parte.

Ovvero dalle riflessioni che ne sono scaturite. Che noi siamo fanciulle sagge e assennate e cerchiamo sempre la morale, come le favole di Esopo.

 

Più che la morale a dire il vero mi son semplicemente resa conto di una cosa: io non sono assolutamente una donna che desidera piacere agli uomini. Nel senso che non me ne importa proprio nulla, e non mi lusingano quegli sguardi da pesce lesso quando passi e ti sorridono guardandoti il culo, né mi compiaccio quando chiacchierando con un amico/collega noto che improvvisamente ha scambiato le mie tette per i miei occhi, altrimenti non si potrebbe spiegare quello sguardo che punta dritto lì.

Ho un’idea e un modo tutto mio di concepire certe cose.

Non mi sento meno donna perché non tento di applicare al mio modus operandi le arti della seduzione a tutti i costi, né stuoli di corteggiatori sono mai stati un obiettivo da raggiungere.

Io mi sento donna accanto al mio uomo, mi sento donna guardando il mio corpo nello specchio, mi sento donna quando sforno una torta, mi sento donna quando compro gli assorbenti, mi sento donna quando penso a me.

Mi sento donna perché so di essere donna.

Non riuscirei mai a pensare di infliggermi torture degne di un cilicio di binettiana memoria solo per apparire più carina/sensuale agli occhi di un homo –non sempre- sapiens, e mi fanno rabbia quelle colleghe che si ostinano a camminare su scomodissimi trampoli solo perché le loro gambe appaiano più slanciate.  Non potrei mai passare ore del mio (MIO) tempo a stirarmi i capelli solo per rendere la mia chioma più appetibile all’altrui sguardo, non schiaccerei mai la mia ciccia in abiti strizzaciccia solo per apparire più magra, non mi piegherei MAI a nessun tipo di sofferenza, ma anche semplicemente scomodità, solo per piacere alla parte del mondo che si dice, più o meno dove pullulano quintali di luoghi comuni, provenga da Marte.

Io sono io, se mi piaccio o meno è un problema mio, ma piacere agli altri, agli uomini nella fattispecie, è un particolare che ho sempre altamente trascurato.

Tanto che non mi spiego neanche come faccio a piacere a lui, ma questa è un’altra storia.

Ora non crediate, mi rivolgo a chi ha avuto la forza e il coraggio di arrivare fin quaggiù, che questo post abbia una conclusione, metto soltanto il punto alla fine di questa frase.

 

 


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sabato, 14 novembre 2009
Scritto da Jelinek alle 11:04

Penso che sia l'unico a potersi conciare così  per un concerto senza sembrare un coglione!
Anche quando indossa improbabili cappelli.


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mercoledì, 11 novembre 2009
Scritto da Jelinek alle 09:49

La mia mania per l'igiene e la pulizia trova degna compagnia nella mia passione per cosmetici e saponi, detersivi, bagnocrema, docciacrema, shampoo et similia.
Non è difficile trovare nel mio bagno le bottiglie di shampoo più colorate e profumate, saponi dall'aroma particolare, e persino in cucina il detersivo per lavare i piatti è sempre scelto molto accuratamente.
Così mentre ieri lavavo le stoviglie avvolta nell'odore di cedro, e spolveravo la scrivania con uno spay al muschio bianco, il pavimento del bagno odorava di pompelmo rosa.
E persino la scelta del bagnoschiuma di lui, l'uomo che non deve chiedere mai e che, secondo una tradizione locale, adda puzza' è assolutamente piegata alle mie volontà.
Diciamo piuttosto che lui se ne frega e mi lascia fare, ma detta come sopra suonava meglio.
La vera goduria del momento è tuttavia un'altra: la doccia al mattino col Cléo al cioccolato.
Sembra di lavarsi con latte e nesquik!

P.S.
In assoluto i bagnoschiuma Cléo sono i miei preferiti, degno di nota, anzi di più, quello alla liquirizia e mou, seguito dalla variante ai frutti rossi.
Raccomandato dalle migliori maniache in circolazione!


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lunedì, 09 novembre 2009
Scritto da Jelinek alle 21:51

Fra crocefissi ed influenza sto sempre lì a partecipare a social-discussioni su social-network et cetera.
Intanto il mio sciarpone di lana sta prendendo forma sotto le mie mani che sferruzzano seduta sul divano: in realtà più che uno sciarpone vuole essere un vero e proprio scialle, proprio di quelli che le vecchine si tengono sulle spalle quando fa freddo.
E mentre sforno torte di mele e pasta al gratin guardo le trasmissioni di cucina, anche se poi finisco per cucinare sempre i piatti già rodati.
Attualmente uno dei miei dubbi esistenziali è quanto debba lessare la scarola in acqua bollente: ho scoperto che ci sono diverse scuole di pensiero che vogliono una cottura che va dai 5 ai 15 minuti. Io la faccio cuocere 7-8 minuti, così non scontento nessuno. E ho anche scoperto che trovare uno schiacciapatate è qualcosa di tremendamente difficoltoso.
I miei interessi mi classificherebbero per età come un'ottuagenaria. Il bello è che non mi frega proprio nulla, a me piace così. E penso che la vera libertà sia proprio questa.
Così mi sistemo gli occhiali sul naso, me ne vo a sferruzzare un altro pochino e poi mi metto a letto a leggere. E magari bofonchio anche qualcosa a mezza voce contro questi giovani d'oggi. Per esempio quelli che passano col motorino sotto al mio balcone.




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venerdì, 06 novembre 2009
Scritto da Jelinek alle 00:43

E' che in realtà mi sento sola, molto.

Se guardo la rubrica del mio cellulare c'è una serie di numeri lunghissima.
Se apro la mia pagina di feisbuc trovo 196 amici, sono proprio 196 persone che io conosco per davvero, non quelle richieste di amicizia che ti arrivano a caso e che tu tieni lì per fare numero, nulla di tutto questo, sono 196 persone che bene o male fanno parte della mia vita vera.
C'è sì qualche contatto meramente splinderiano, ma posso affermare che sono persone che mi conoscono infinitamente meglio di chi mangia con me in sala mensa da tre anni.

Se penso a quante persone mi hanno fatto gli auguri al compleanno mi rendo conto che è stato difficile persino rispondere a tutti.
E la mia casella di posta è sempre piena di messaggi.
Messaggi di persone che mi chiedono quando ci vediamo, che mi rimproverano di non farmi sentire, che vogliono venire a casa mia.

Ma io mi sento sola.

Perché non c'è nessuno che possa per me costituire un punto di riferimento saldo, un'amicizia vera.

La maggior parte delle persone che mi conosce non mi conoce,  non sa quello che penso, non sa quello che provo, soprattutto quello che provo.

Non dico di avere solo rapporti ipocriti, sarebbe ingiusto da parte mia, conosco persone più e meno buone, persone che mi vogliono più o meno bene e viceversa.
Però non c'è nessuno, nessuno che per me possa essere uno spazio in cui depositare il mio spirito.
Non c'è nessuno che domani può venire a fare una passeggiata con me, a prendere un caffé da me, a dirmi: cazzo hai paura di uscire, non preoccuparti ci sono io con te!
Perché penso che se avessi qualche amico, qualche amico vero, sarebbe tutto più semplice, e invece è tutto così difficile.

Perché penso che se alcune delle persone che leggeranno questo post fossero qui con me, geograficamente qui, io non avrei avuto motivo di scrivere questo post.







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martedì, 03 novembre 2009
Scritto da Jelinek alle 19:13

Salve a tutti, lo ammetto, ci sono cascata, ci sono cascata in pieno.
Mi sono lasciata prendere dal panico più totale per questa pandemia.
Sono lì che leggo ossessivamente tutto sulla malefica suina e sono ormai certa che io o lui, o entrambi, moriremo, al massimo qualcuno della mia famiglia.
Le mie mani vengono lavate ossessivamente tanto da essere tutte spellacchiate e il mio umore è tetro.
Qualche sera fa piangevo abbracciata a lui perché mi prefiguravo la sua morte.
Non sto scherzando, sto davvero così.
Sono inappetente da giorni, e questa cosa per me è decisamente inedita, e i miei rapporti sociali, già pericolosamente vicini allo zero, stanno scivolando verso il meno infinito.
Ho semplicemente paura.
Lo so che sono ignorante, lo so che sono stupida, e mi sento anche un po' ridicola.
Solitamente sono esente dal panico generale, mi tengo il mio e quello mi basta, stavolta no.
Confortatemi se potete, ditemi qualsiasi cosa mi aiuti ad avere meno paura, trattatemi come una minorata mentale, ma ditemi che non moriremo così.
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giovedì, 29 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 10:41

Continuo a rimpiangere il passato, rimpiango quello che non c'è stato, per colpa mia e solo mia.

Continuo a temere il futuro, temo quello che sarà, temo di perdere quello che ho, temo di non essere all'altezza delle situazioni che dovrò affrontare.
Temo di perdere i miei cari, temo di non avere il tempo di essere un po' felice con loro.

Il presente è tutto un rimuginare ed elucubrare,
e intanto il tempo scorre.



E  nella mia vita tutto cambia per restare uguale.



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lunedì, 26 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 10:23

Che poi perdo pure alle primarie, wow!
Perdo nel senso che non avrei scelto Bersani.
E poi io Bersani (Pierluigi) continuo a chiamarlo Samuele, come il cantante.

né con la destra, ma nemmeno col P.C.I. 

Speriamo bene, va...

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venerdì, 23 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 10:36

Ho dormito pochissimo, stamani alzarmi dal letto era tutto ciò che desideravo.
Il mio umore è pessimo e non so perché. C'è un'inquietudine che non mi lascia riposare, e so che deve venir fuori in qualche modo, prima che mi ammazzi.
Passo le mie giornate a giocare al mio ristorante virtuale su feisbuc, ho persino abbandonato il pet  rosa che mi faceva tanta compagnia, quando vado a trovarlo, una volta a settimana, lo trovo affamato e pieno di pulci, lo rimetto un po' in sesto e lo saluto.
Altra occupazione è fare la maglia, sto confezionando uno sciarpone di lana dalle dimensioni enormi, l'idea è quella di avvolgermi la sera d'inverno sul divano, ma non credo che sia pronto prima della primavera, come al solito faccio le cose fuori tempo.
E mentre sferruzzo come una novantenne, guardo e riguardo film già visti, e colgo sempre nuovi particolari nelle scene che mi erano sembrate insignificanti magari.

Qualche sera fa, mentre vedevo un film su Sky, sono stata colpita da una frase detta durante la pubblicità delle tagliatelle (che per la cronaca a me fanno vomitare), la frase diceva "per essere liberi c'è bisogno di avere radici" insomma, più o meno il concetto era quello.
Penso che quella frase sia vera, perché è proprio così che mi sento, priva di radici, e quando non hai una base a cui appoggiarti traballi, è ovvio.
La mia famiglia c'è, lo so, ma non è qui, e io vorrei un posto qui da chiamare casa, perché per me, dopo dieci anni, un posto da chiamare così ancora non c'è.
Vorrei sapere dove sarò domani, ma non ci sono  i presupposti per saperlo, e allora ogni sistemazione mi sembra provvisoria.

Ho proposto a lui di sposarci, anche se questo va contro i miei principi, ho bisogno di un punto fermo, non voglio fare la meringa, non voglio un ricevimento, vorrei solo un "gancio in mezzo al cielo" come diceva Baglioni, e il fatto che lui non lo capisca mi fa stare male.
Mi rinfaccia di avergli sempre detto che no, non volevo sposarmi, e non riesco a fargli capire che il mio non è un cambiamento di opinione, è solo un bisogno di sentire una certezza, di sapere che l'istituzione mi riconosce un diritto, che se mi dovesse capitare di andare all'ospedale e trovarmi in fin di vita sarebbe lui a decidere per me e non la mia famiglia d'origine che, per quanto mi ami, ha dei principi diametralmente opposti ai miei e non riuscirebbe mai a concepire le cose dal mio punto di vista assecondando le mie volontà.
Discutiamo spesso per questo motivo, o meglio, abbiamo discusso nei mesi scorsi, ora è calato il silenzio sulla faccenda, anche se lui sa che ci sono rimasta malissimo, non tanto per la faccenda in sé ma per come lui l'ha gestita.
Credo sia la prima volta che mi delude veramente, e mi dispiace, proprio tanto.
Forse io non capisco il suo punto di vista, lui di certo non capisce il mio, e non metto in dubbio i suoi sentimenti nei miei confronti, se potessimo sottoscrivere un PACS so che lo firmerebbe all'istante, ma è un se, all'orizzonte non se ne vede l'ombra.
Avevo solo bisogno di scriverlo da qualche parte.
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martedì, 20 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 15:53


Lavo piatti,
lavo panni,
lavo pavimenti,
lavo capelli,
lavo mani,
lavo tutto.

Ho le mani piene di tagli,
perché io lavo senza usare guanti.

Perché quando lavo io levo,
levo non so cosa,
purché si lavi.







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sabato, 17 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 16:02

Quando aprii questo blog, circa due anni e mezzo fa, uno dei primi post che scrissi riguardava l'incontro con una mia ex compagna di classe delle elementari (jelinek.splinder.com/post/11789610/Incontro).
Si tratta di una persona davvero splendida, si tratta di una persona che ha avuto una vita bruttissima, una situazione che adesso, col senno di poi, col distacco geografico e temporale, riesco a capire meglio, a capire quei segni che all'epoca ignoravo, riesco a quantizzare e ad avere la misura di una dimensione che era così vicina a me eppure incommensurabilmente distante.

Io penso spesso a lei, sebbene non la veda dall'epoca del post, e non abbia neanche il suo numero di telefono.
Io penso anche che anche lei pensi spesso a me, perché mia madre mi dice che chiede sempre di me ogni volta che la incontra.
Io penso a lei perché la sua è una storia triste, ingiusta, una storia che ho ignorato quando potevo fare qualcosa, poco, certamente, ma qualcosa.
Lei pensa a me e non so perché.
Io credo che il fatto che ci pensiamo significhi anche che siamo amiche, benché viviamo su due mondi opposti, perché io forse, sforzandomi, posso immaginare la sua vita, lei invece non può conoscere la mia.

In questi due anni lei si è sposata e ha avuto una bambina da pochissimi mesi.

Io lo so che l'uomo che ha sposato è un rozzo individuo, spero che le voglia bene e che la tratti bene, ma temo proprio che non sia  così.

Io oggi pensavo, mentre mangiavo la pastina col formaggino, che adesso lei ha una bambina.
Ecco, io spero che lei trovi la forza di amare con tutta se stessa la sua bambina, perché possa avere in cambio finalmente tanto amore, tutto l'amore che non ha mai avuto.

Se esistesse un dio io pregherei per lei affinché le desse la capacità  di amare, ma proprio tanto, l'esserino che ha messo al mondo.
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lunedì, 12 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 16:02

Giorni fa alla mia porta, tornando da lavoro all'ora di pranzo, mi sorprende una bussata grintosa, di quelle che le senti per forza.
Apro  la porta  ed ecco che mi trovo davanti la novantenne (più che novantenne) vicina di casa con  il naso sporco di cacao ed un piatto in mano coperto da piattini di plastica azzurra: "ho fatto una cosa speciale per mia sorella che torna dall'America, viene a trovarmi, e ne ho portato un po' a voi e un po' a tutto il palazzo.
Sono le melanzane con la cioccolata, la mia specialità".

Io ringrazio per il pensiero e lei continua "vi ho bussato perché vi ho sentito arrivare" -logica rigorosa, nulla da eccepire- gira i tacchi, taglia corto e se ne va con l'aria di chi la sa lunga, sarà la specialità a parlare per lei.

Inutile dire che non ho mangiato la specialità grondante cioccolato fuso, pinoli e chissà cos'altro, ma lui mi ha garantito che erano buone, buone davvero.
E infatti la vicina, quando sono andata a riportarle il piattino mentendo spudoratamente sul fatto che a noi  fossero piaciute tantissimo, non si è stupita per i complimenti che le ho fatto.

Quelli da parte di lui erano più che sinceri, io non avrei potuto spiegarle che per me è inconcepibile
1- mangiare melanzane e cioccolato nello stesso piatto
2- mangiare qualcosa di cui non conosco ogni singolo ingrediente
3- mangiare qualcosa prodotto in condizioni igienico-sanitarie a me sconosciute o comunque non controllabili and so on



Per il resto non ci sono grosse novità.



Il mio peso a sbalzi paragonabili a quelli del mio umore.


Sto guardando e riguardando tanti film, qualche titolo: "Sogni d'oro", "Il papà di Giovanna", "Nuovo cinema Paradiso", "Spider"...


Sto leggendo pochissimo, sono arenata su un noioso passo di Gabriella garofano e cannella e di andare avanti non mi va.


L'influenza è arrivata a casa nostra mietendo lui come prima vittima, ci nutriamo di brodini e liquidi incandescenti che lui riesce a mandare giù, con mio sommo stupore, senza subire ustioni di primo grado al cavo orale.


Sono passata ufficialmente alle maniche lunghe.
E alle caramelle balsamiche.



Speriamo che stasera diano un altro bel film.


E domani mi consegnano il tavolo che avevamo comprato più (ma molto più) di un mese fa.
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venerdì, 09 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 00:24

La bellezza è negli occhi di chi guarda.


E le paranoie sono tutte nella mia testa.



E io sono solo una povera gallinella.




Perché se poi la penso così non è una questione di pregiudizi, ma di fissazioni mie, mie e solo mie.


La scena si svolge fra me, lui, un collega che conosciamo da anni, qualche comparsa di poco conto.
A Napoli si dice "rubare la polpetta dal piatto" quando si intende soffiare all'altro qualcosa cui l'altro tiene particolarmente, vedi un lavoro importante, un fidanzato, una conquista etc.

Io e collega chiacchieriamo in riferimento ad un fatto accaduto poche ore prima, in cui io gli avevo dato del pennivendolo in relazione alla sua attitudine a scrivere frasi ad effetto sulle bacheche feisbucchiane di giovani fanciulle in fiore.
Lui si avvicina  e ascolta senza capire molto, il suo sguardo perplesso spinge collega a prenderlo un po' in giro...
Dice collega (il dialogo originale è in napoletano ma io lo scrivo in italiano per comodità)
-Non preoccuparti, non intendo rubarti la polpetta dal piatto
Lui bofonchia qualcosa
Io, sentendomi un'improbabile, anzi impossibile polpetta desiderabile, esclamo:
-ma quale polpetta, semmai un polpettone!

Ecco che nessuno, nessuno, mi calcola, la mia battuta è caduta lì senza sortire il minimo effetto, tutti riprendono a scherzare e  a parlare.
E io resto lì a sentirmi un polpettone indesiderabile.




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martedì, 06 ottobre 2009
Scritto da Jelinek alle 00:31

Poi, quando ti ritrovi ad invidiare la risata spensierata di due persone che sono l'opposto di quello che tu sei, mentre il vasetto dello yogurt è capovolto sulla scrivania accanto a te e non ti va neanche di alzarlo, o, meglio ancora, gettarlo nella pattumiera, e ascolti musica e pensi e speri e calcoli e consideri e progetti e ti rimetti al mondo per l'ennesima volta. Perché riesci a provare nello stesso tempo voglia di vivere e bisogno di morire, tutto sembra facile e tutto è difficile, tutto sembra difficile e anche facile, e banale e importante.
Il tempo non ti aspetta e lasciarlo correre è un'estrema resa a sé stessi e alla tua incapacità di cogliere l'attimo e di cambiarlo in quello che deve essere perché tutto sia giusto. O perché tutto tenti di andare per il verso giusto.
Domani, finché c'è un domani, domani, ma prima o poi non ci sarà più un domani. Quando è quel domani che ti tiene in vita e dà un senso al non essere di oggi, il non fare come unico desiderio di calma, un po' troppo piatta, e il non essere nella speranza di essere quello che non sei ma che speri di diventare. E una nebbia come zucchero filato troppo dolce per non essere sciolta sulla lingua e troppo sottile da riposarci comodamente e poi domani e poi chissà.
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Me

Una, niente di particolare, solo una mente che pensa troppo e male.
Amo

Il freddo, il mare, il mio compagno, mangiare le patatine e la pizza, passeggiare per la città, rivedere lo stesso film per cento volte, fare le pulizie, cucinare per gli altri, l'arte contemporanea, la buona musica musica, la letteratura, bere il caffè bollente, truccarmi e passare ore in profumeria, i calzini colorati, le luci soffuse, il silenzio
Odio

Le zanzare, il caldo, i luoghi affollati, le persone che non si fanno gli affari loro, l'ignoranza, la presunzione, Berlusconi e tutto quello che rappresenta, i peli superflui, il disordine...
Musica

Fabrizio De Andrè, Francesco Guccini, Bruce Springsteen, Franco Battiato, Mark Knopfler, Ivano Fossati, Radiodervish, Francesco De Gregori
Libri

La pianista, Lamento di Portnoy, Ulisse, L'uomo senza qualità, La coscienza di Zeno, Trilogia della città di K, La schiuma dei giorni...
Film

Le conseguenze dell'amore, L'uomo in più, Palombella rossa, L'amore ritrovato, Il pianista, Match Point, L'amico di famiglia, Il divo, Ricomincio da tre, Qualcuno volò sul nido del cuculo
Contatore

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